Per i giudici della Corte costituzionale “non sarebbe preservata la difesa minima costituzionalmente necessaria dell’esistenza umana, con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. Le reazioni: Mina Welby parla di “stilettata al cuore”, per Letta “il Parlamento ora approvi la legge”, secondo Salvini “la bocciatura non è mai una buona notizia”

La Corte costituzionale dichiara inammissibile il referendum sull’eutanasia, primo degli otto quesiti presi in esame oggi. “La Corte costituzionale si è riunita oggi in camera di consiglio per discutere sull’ammissibilità del referendum denominato Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente) – si legge in una nota della Consulta – In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni”.

Le reazioni

“La bocciatura da parte della Corte costituzionale del referendum sull’eutanasia legale deve ora spingere il Parlamento ad approvare la legge sul suicidio assistito, secondo le indicazioni della Corte stessa”. Lo scrive il segretario del Pd, Enrico Letta.

“Sono dispiaciuto, la bocciatura di un referendum non è mai una buona notizia”. Lo dice il segretario della Lega, Matteo Salvini, commentando la bocciatura del referendum sull’eutanasia legale.

“La Consulta ha dichiarato il requisito sull’eutanasia inammissibile, a questo punto la questione appare superata. Ma ieri ragionavamo” che il quesito, così come posto, “creava un vuoto legislativo” poiché “il consenso poteva essere acquisito senza controllo. Su questo, ci conforta che noi, con il testo Perantoni, abbiamo un progetto normativo” sul fine vita “ben articolato. Ora quindi dobbiamo correre più decisi, sollecitare le altre forze politiche per portare avanti il nostro progetto”. Lo dice Giuseppe Conte intervenendo all’assemblea congiunta dei parlamentari M5S.

Mina Welby commenta così la decisione: “Non me lo aspettavo. Dalla Corte costituzionale mi è arrivata una stilettata al cuore. Sono senza parole e molto triste. Sto pensando a cosa poter fare, vorrei portare avanti l’eredità di mio marito perché era lui che voleva una buona legge sul fine vita. Ora voglio far pressione sui parlamentari perché la legge su cui stanno lavorando diventi una buona legge, che includa tutte le persone che ne avranno bisogno”.

Per Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, la bocciatura “è una brutta notizia per la democrazia nel nostro paese, sarebbe stato una grande occasione su un tema che tocca la società italiane, e soprattutto le persone che saranno costrette ad attendere ancora molto tempo. Ma la battaglia per l’eutanasia legale non si ferma, useremo ogni strumento per noi utile per arrivare a un diritto umano e civile che deve essere conquistato dal nostro paese. Il referendum sarebbe stata la strada più utile ma lo faremo lo stesso”.

Esprime “estrema soddisfazione”, invece, Paola Binetti, senatrice dell’Udc. Che sottolinea: “È passata la nostra linea: sulla vita non si vota. Mi auguro adesso che la Camera agisca coerentemente con le decisioni prese dalla Corte”.

“Soddisfazione” e “gratitudine verso l’alto magistero dei giudici costituzionali attenti alla tutela dei principi della Carta costituzionale e delle persone più fragili” viene espressa da Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita, associazione che lavora in sinergia con la Cei sui temi del fine vita.

Fonte: repubblica.it

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